Da quando fu istituita, la Croce Rossa seguì sempre gli eserciti sui campi di battaglia prestando il proprio servizio con abnegazione e senso di sacrificio. Alcune sue componenti prestarono la loro opera in appositi centri lontani dal fronte, dislocati in alcune città italiane. Tra queste c’era anche Genova. Della prima guerra mondiale – “La Grande Guerra” – si conoscono le vittorie e le sconfitte ma poco di quello che donne e uomini fecero nelle retrovie. Alle donne e agli uomini che prestarono la loro opera sono dedicate queste righe, soprattutto le donne, che nel periodo dal 1915 al 1918, operarono in tutti gli ambiti lavorativi, anche e soprattutto in quelli che fino ad allora erano di esclusiva competenza degli uomini. La Croce Rossa fu uno di questi.

Giunsero a Genova nel novembre del 1917. Si trattava di un piccolo reparto di cavalleria che si attendò sotto la villa Bagnarello ad Albaro. Una infermeria da campo per i cavalli, invece fu sistemata nella valletta chiamata “del Parroco”, vicino al mare. In questa valletta di Albaro si potevano vedere le tende rosse montate sui prati e i cavalli di razza scozzese; le motociclette e i camion che correvano su e giù da qui al centro di Genova. La cavalleria poi partì per il fronte, rimasero qui solo i cavalli ammalati, con pochi addetti a prendersi cura di loro. Tra questi cavalli uno si distingueva. Era di manto bianco, gigantesco, molto ammirato dai bambini genovesi dell’epoca. White Mail era il suo nome. Dopo la battaglia di Mons fu messo a riposo ed adibito alla consegna della posta, da questo il suo nome.
I soldati dell’infermeria – volontari provenienti dalla piccola borghesia inglese – quando non erano in servizio, sorseggiavano il the, senza disdegnare un buon bicchiere di vino bianco del posto. C’erano anche le tende dei convalescenziari per i soldati, che trascorrevano, qui vicino al Lido, alcuni giorni di riposo. Un riposo che durava fino a quando la musica del “Bag Piper” li chiamava per ripartire per il fronte.


